mercoledì 3 gennaio 2007

lettre parisienne

veduta di parigi
Dal nostro carissimo amico "Masdefi" riceviamo questa bellissima testimonianza che coinvolge in qualche modo anche l'argomento gastronomico.

Potevamo scegliere come titolo "Un abruzzese in un ristorante parigino" ma, in realtà, il valore di questo documento, solo in apparenza semplice, va molto oltre la gastronomia: il primo giorno di lavoro in una città lontana e straniera, il delicato rapporto epistolare con la madre, la contrapposizione d'identità innescata dall'incontro-scontro con le diverse usanze dei francesi, ma anche l'ammirazione e l'incanto davanti al fascino esercitato da quel magico luogo che è Parigi, sono gli elementi che contribuiscono a costruire l'atmosfera raffinata di questo bel racconto.

La lettera che qui pubblichiamo sarà l'argomento della prima puntata di "Lettre parisienne", rubrica destinata al sito "Delfico punto it: l'abruzzo e l'abruzzesistica" di imminente riapertura. Ringraziamo di cuore Massimo, che ormai lavora a Parigi da più di 15 anni, per averci fatto partecipi di questa bella esperienza. (Pico Aprutino)


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Parigi, 5 maggio 1991


Mia cara mamma,


spero che tu stia bene. Oggi qui è una bellissima giornata di sole, il cielo è limpido e terso, evento non frequente per questa città come mi raccontano i colleghi francesi. Molti di loro non hanno esitato a elogiare il clima italiano, vorrei ben vedere!

Voglio raccontarti quello che mi è successo ieri.

Come ti dicevo, questa è la prima volta che vengo in missione per motivi di lavoro nella Ville Lumière e posso assicurarti che questo primo viaggio non lo dimenticherò facilmente. Niente di pericoloso ovviamente, solo un’esperienza gastronomica che ora, ripensandoci, mi fa sorridere.

Sai bene che le tradizioni della cucina d’oltralpe sono abbastanza diverse da quelle nostrane, per giunta sai anche come sono io abitudinario nelle scelte dei miei pasti e come difficilmente mi adatto se mi allontano dal solito. Non sono un curioso della cucina, non frequento ristoranti esotici e posso sempre accontentarmi con piatti semplici e genuini.

Ieri invece sono stato invitato a pranzo da alcuni colleghi parigini in un famoso ristorante in centro, all’ultimo piano di un grattacielo da cui si poteva godere di una stupenda vista sulla città: la Tour Eiffel, il Trocadero, la Défense, il Louvre, tutto era lì, a pochissima distanza. Mi aspettavo un pranzo degno del posto e così ho lasciato fare ai miei colleghi l’ordinazione dei piatti.

In verità ho avuto subito un dubbio sulla scelta dell’hors d’eouvre, uguale per tutti i commensali, che nonostante le mie buone conoscenze del francese non avevo ben compreso. Mentre per il plat, cioè l’equivalente del nostro secondo, avevo scelto un bel filet de boeuf, a scanso di sorprese ma comunque specificando bene sans sauce cioè senza salsa, dato che qui le salse le usano dappertutto alterando i sapori e il gusto.

Dopo una lunga attesa nella quale ho potuto apprezzare la bontà del pane francese, la famosa baguette, ecco finalmente in arrivo l’antipasto. Vedo una ricca insalata verde con alcuni tocchetti di carne dall’aspetto non facilmente identificabile e forse, di conseguenza, nemmeno tanto invitanti. Domando a me stesso cosa fossero mai, mentre un dubbio che man mano diventava sempre più forte mi assaliva: cosa fare? assaggiare o no? Per correttezza e per evitare di manifestare la mia diffidenza verso quella cucina decido di iniziare ma… non appena porto in bocca un pezzetto di quello strano cibo, sento subito un gusto a me sconosciuto e comunque insopportabile e nauseante.

Non avrei mai mangiato quell’antipasto e quindi non mi restava altro che dichiarare il mio problema. Senza pudore chiesi gentilmente cosa fosse, ma non ebbi risposta: i colleghi mi risposero sorridendo di mangiare perché quel piatto era un must, promettendomi che me lo avrebbero rivelato alla fine. Con tutti i miei buoni intenti, non ce l’ho fatta. Non ne ho mangiato nemmeno un pezzetto. Quanto mi è mancato in quel momento un bel piatto di spaghetti con i pomodorini!

Alla fine l’arcano fu rivelato. Vuoi sapere cos’era? Era una salade de gesiers, cioè un’insalata con pezzi di gargarozzo di pollo. Tutti gli altri la finirono con gusto, io stetti a guardare in attesa del tanto atteso filet de boeuf. La prossima volta staro’ piu’ attento.

Ti abbraccio con amore
tuo Massimo

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